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mercoledì 17 febbraio 2016
Agevolazioni INPS per i contribuenti forfettari
Con la legge di Stabilità sono state modificate molte norme sui contribuenti aderenti al regime forfettario, fra cui le agevolazioni in materia di contributi INPS. Meglio imparare rapidamente cosa è cambiato, dato che per fruirne occorre presentare istanza telematica all'istituto previdenziale entro il 28 febbraio. Sul tema abbiamo dedicato un nuovo articolo sul portale Pronto Professionista!
venerdì 5 febbraio 2016
Come pagare il modello F24
A partire da oggi, lo Studio Aymerich inizia la sua collaborazione con il portale Pronto Professionista. Nasce dunque una serie parallela di articoli, di cui daremo regolarmente conto sul nostro blog.
Il primo articolo, appena pubblicato, concerne le modalità di pagamento del modello F24 e i vincoli che occorre rispettare. Correte a leggerlo!
Il primo articolo, appena pubblicato, concerne le modalità di pagamento del modello F24 e i vincoli che occorre rispettare. Correte a leggerlo!
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martedì 10 febbraio 2015
Bonus bebè 2015
Come un fiume
carsico, anche il bonus bebè di
tanto in tanto rispunta nella nostra legislazione. La misura in vigore dallo
scorso primo gennaio, a dire il vero, da sola non appare sufficiente a
risolvere i tanti problemi economici delle famiglie in questo periodo storico
così difficile, però sarebbe ingeneroso negare che una mano preziosa comunque gliela
offre.
La nuova versione
del bonus bebè altro non è che la filosofia degli “ottanta euro” applicata in un nuovo settore: per l’appunto quello
delle famiglie alle prese con una nuova
nascita, o magari anche più di una. Il requisito richiesto è che il reddito
familiare, espresso con l’ISEE, non
superi 25.000 euro l’anno: in tal
caso si potrà fruire di 80 euro al mese per dodici mesi consecutivi, e dunque
960 euro in tutto, per ogni bimbo nato
fra il 2015 e il 2017. Se poi il reddito familiare non supera la soglia di 7.000 euro il bonus raddoppia, per
raggiungere la più consistente cifra di 160
euro mensili e 1.920 complessivi. Se nel triennio considerato i bambini che
nascono saranno più di uno, si avrà diritto al bonus per ciascun figlio.
Il discorso è
esteso anche alle adozioni avvenute
nel triennio: in tal caso, il bonus sarà fruibile per dodici mesi facendo
domanda entro i primi tre anni dall’ingresso del bimbo nel suo nuovo nucleo
familiare.
Va anche detto che,
per le famiglie molto numerose, se il figlio in questione è addirittura il
quinto od oltre, scompaiono le soglie di reddito richieste e può dunque fruire del
bonus qualunque famiglia.
Possono fruire del
bonus i cittadini italiani e comunitari, ma anche le famiglie extracomunitarie
se munite di regolare permesso di soggiorno.
Da notare che il
bonus è totalmente esente da imposizione
fiscale ed è cumulabile con altre eventuali agevolazioni fruite.
Per ottenere il
bonus sarà necessario presentare domanda
all’INPS. Ed è qui che sorge l’intoppo: ad oggi l’Istituto non può fare
proprio nulla ed è costretto a rimandare a casa i neogenitori che si avvicinano
speranzosi a chiedere l’agevolazione. Il motivo è semplice: gli aspetti di
dettaglio della normativa, varata con l’ultima legge di Stabilità, sono
demandati ad un decreto attuativo che ad oggi non è ancora stato predisposto. Per
ora, dunque, non resta che aspettare.
Un altro aspetto
critico riguarda le soglie reddituali, invero modeste: arduo sostenere che una
famiglia con un ISEE di 26.000 euro possa serenamente fare a meno di questo
aiuto.
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venerdì 2 gennaio 2015
Regime forfettario dal 2015: imposte e contributi
L’ultima volta
abbiamo chiarito chi può accedere al nuovo regime agevolato, il forfettario, che esordisce nel 2015
prendendo il posto dei regimi di favore previgenti.
Ma esattamente, quanto deve pagare in tutto chi aderisce
al regime? Qui emergono le dolenti note, poiché tutte le simulazioni mettono in
evidenza di come il regime forfettario risulti quasi sempre meno conveniente non solo dell’ormai ex regime dei contribuenti
minimi, ma perfino dei regimi contabili ordinari. Chi scrive non pretende di
dettare valutazioni statisticamente rilevanti, ma in oltre il 90% delle
simulazioni compiute con i propri clienti ha scoperto che il regime forfettario
può tranquillamente essere messo nell’armadio, in presenza di soluzioni
economicamente ben più convenienti.
In realtà, il vero
vantaggio del forfettario sta nella radicale
semplificazione degli adempimenti; se però analizziamo la questione dal
lato squisitamente monetario, chi vi aderisce deve abituarsi all’idea di sborsare
non poco rispetto alle alternative esistenti.
Tanto per
cominciare, non si può recuperare nemmeno un euro sull’IVA pagata sui propri acquisti: quella è persa per sempre. E non è
poco: parliamo di centinaia di euro buttati ogni anno nel cestino.
Ma l’elemento più
qualificante è che i costi sostenuti non
assumono alcuna rilevanza: infatti il reddito imponibile si determina per
via forfettaria partendo esclusivamente dagli incassi. Perciò, chi in tutto l’anno
ha comprato due matite e una penna e chi invece ha acquistato arredamento,
computer e automobile sono esattamente nelle medesima condizione: a parità di
attività e incassi, pagheranno infatti le medesime imposte.
Il calcolo da eseguire
è il seguente. Si parte sommando gli incassi
ottenuti dal primo gennaio al trentuno dicembre: secondo il principio di cassa, non conta quanto si
fattura ma quanto denaro materialmente si incamera. Sul risultato così ottenuto
si applica un coefficiente di
redditività fissato dalla legge, al fine di sottrarre i costi
determinandoli in via forfettaria: è questo l’elemento più originale del nuovo
regime, ciò che principalmente lo distingue dai suoi predecessori. Tale
coefficiente varia secondo l’attività esercitata: si va dal 40% previsto per commercianti
al dettaglio e all’ingrosso, albergatori e ristoratori nonché industriali e
venditori ambulanti del settore alimentare all’86% previsto per chi opera nel
settore delle costruzioni. Il risultato è abbattuto
di un terzo per coloro che sono nei primi
tre anni di attività.
Dal valore
ottenuto si detraggono i contributi
previdenziali versati nel corso dell’anno: si tratta dell’unica uscita
determinata in maniera analitica e non forfettaria. Quanto è così ottenuto
rappresenta il reddito imponibile, su cui si applica l’aliquota del 15%.
Tale operazione ci
consente di determinare l’imposta sostitutiva che costituisce la
tassazione unica sul reddito dell’attività, sottratto pertanto ai meccanismi ordinari
di IRPEF, addizionali e IRAP.
E per quanto
riguarda i contributi previdenziali?
Il regime forfettario è puramente fiscale, perciò per coloro che sono iscritti
alle varie forme previdenziali (IVS, Gestione Separata, Enasarco, casse
professionali eccetera) non cambia nulla
rispetto alle regole tradizionali.
Ma c’è una vistosa
eccezione: coloro che sono iscritti alla Gestione
INPS per artigiani e commercianti, infatti, possono presentare un’espressa istanza per chiedere di
essere esonerati dal versamento dei contributi fissi trimestrali e dunque di pagare invece i contributi calcolati sulla
base del reddito effettivamente conseguito. Le modalità di redazione e
invio di tale istanza sono da fissare congiuntamente da Agenzia delle Entrate e
INPS, e i tempi stringono considerando che il contribuente dovrà presentarla
entro il 28 febbraio.
La probabile riduzione
dei contributi INPS da versare ogni anno costituisce l’unico vero appeal in termini monetari che presenta il regime
forfettario, almeno per gli artigiani e i commercianti. Naturalmente va
ricordato che versare meno contributi oggi significherà avere una pensione più modesta
domani, ed è per questo che tale agevolazione non è obbligatoria ma
facoltativa: ogni contribuente deve dunque fare una riflessione sul proprio
futuro e decidere di conseguenza come comportarsi.
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