martedì 10 febbraio 2015

Bonus bebè 2015



Come un fiume carsico, anche il bonus bebè di tanto in tanto rispunta nella nostra legislazione. La misura in vigore dallo scorso primo gennaio, a dire il vero, da sola non appare sufficiente a risolvere i tanti problemi economici delle famiglie in questo periodo storico così difficile, però sarebbe ingeneroso negare che una mano preziosa comunque gliela offre.




La nuova versione del bonus bebè altro non è che la filosofia degli “ottanta euro” applicata in un nuovo settore: per l’appunto quello delle famiglie alle prese con una nuova nascita, o magari anche più di una. Il requisito richiesto è che il reddito familiare, espresso con l’ISEE, non superi 25.000 euro l’anno: in tal caso si potrà fruire di 80 euro al mese per dodici mesi consecutivi, e dunque 960 euro in tutto, per ogni bimbo nato fra il 2015 e il 2017. Se poi il reddito familiare non supera la soglia di 7.000 euro il bonus raddoppia, per raggiungere la più consistente cifra di 160 euro mensili e 1.920 complessivi. Se nel triennio considerato i bambini che nascono saranno più di uno, si avrà diritto al bonus per ciascun figlio.




Il discorso è esteso anche alle adozioni avvenute nel triennio: in tal caso, il bonus sarà fruibile per dodici mesi facendo domanda entro i primi tre anni dall’ingresso del bimbo nel suo nuovo nucleo familiare.
Va anche detto che, per le famiglie molto numerose, se il figlio in questione è addirittura il quinto od oltre, scompaiono le soglie di reddito richieste e può dunque fruire del bonus qualunque famiglia.
Possono fruire del bonus i cittadini italiani e comunitari, ma anche le famiglie extracomunitarie se munite di regolare permesso di soggiorno.
Da notare che il bonus è totalmente esente da imposizione fiscale ed è cumulabile con altre eventuali agevolazioni fruite.




Per ottenere il bonus sarà necessario presentare domanda all’INPS. Ed è qui che sorge l’intoppo: ad oggi l’Istituto non può fare proprio nulla ed è costretto a rimandare a casa i neogenitori che si avvicinano speranzosi a chiedere l’agevolazione. Il motivo è semplice: gli aspetti di dettaglio della normativa, varata con l’ultima legge di Stabilità, sono demandati ad un decreto attuativo che ad oggi non è ancora stato predisposto. Per ora, dunque, non resta che aspettare.
Un altro aspetto critico riguarda le soglie reddituali, invero modeste: arduo sostenere che una famiglia con un ISEE di 26.000 euro possa serenamente fare a meno di questo aiuto.

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