Come un fiume
carsico, anche il bonus bebè di
tanto in tanto rispunta nella nostra legislazione. La misura in vigore dallo
scorso primo gennaio, a dire il vero, da sola non appare sufficiente a
risolvere i tanti problemi economici delle famiglie in questo periodo storico
così difficile, però sarebbe ingeneroso negare che una mano preziosa comunque gliela
offre.
La nuova versione
del bonus bebè altro non è che la filosofia degli “ottanta euro” applicata in un nuovo settore: per l’appunto quello
delle famiglie alle prese con una nuova
nascita, o magari anche più di una. Il requisito richiesto è che il reddito
familiare, espresso con l’ISEE, non
superi 25.000 euro l’anno: in tal
caso si potrà fruire di 80 euro al mese per dodici mesi consecutivi, e dunque
960 euro in tutto, per ogni bimbo nato
fra il 2015 e il 2017. Se poi il reddito familiare non supera la soglia di 7.000 euro il bonus raddoppia, per
raggiungere la più consistente cifra di 160
euro mensili e 1.920 complessivi. Se nel triennio considerato i bambini che
nascono saranno più di uno, si avrà diritto al bonus per ciascun figlio.
Il discorso è
esteso anche alle adozioni avvenute
nel triennio: in tal caso, il bonus sarà fruibile per dodici mesi facendo
domanda entro i primi tre anni dall’ingresso del bimbo nel suo nuovo nucleo
familiare.
Va anche detto che,
per le famiglie molto numerose, se il figlio in questione è addirittura il
quinto od oltre, scompaiono le soglie di reddito richieste e può dunque fruire del
bonus qualunque famiglia.
Possono fruire del
bonus i cittadini italiani e comunitari, ma anche le famiglie extracomunitarie
se munite di regolare permesso di soggiorno.
Da notare che il
bonus è totalmente esente da imposizione
fiscale ed è cumulabile con altre eventuali agevolazioni fruite.
Per ottenere il
bonus sarà necessario presentare domanda
all’INPS. Ed è qui che sorge l’intoppo: ad oggi l’Istituto non può fare
proprio nulla ed è costretto a rimandare a casa i neogenitori che si avvicinano
speranzosi a chiedere l’agevolazione. Il motivo è semplice: gli aspetti di
dettaglio della normativa, varata con l’ultima legge di Stabilità, sono
demandati ad un decreto attuativo che ad oggi non è ancora stato predisposto. Per
ora, dunque, non resta che aspettare.
Un altro aspetto
critico riguarda le soglie reddituali, invero modeste: arduo sostenere che una
famiglia con un ISEE di 26.000 euro possa serenamente fare a meno di questo
aiuto.



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