venerdì 2 gennaio 2015

Regime forfettario dal 2015: imposte e contributi



L’ultima volta abbiamo chiarito chi può accedere al nuovo regime agevolato, il forfettario, che esordisce nel 2015 prendendo il posto dei regimi di favore previgenti.
Ma esattamente, quanto deve pagare in tutto chi aderisce al regime? Qui emergono le dolenti note, poiché tutte le simulazioni mettono in evidenza di come il regime forfettario risulti quasi sempre meno conveniente non solo dell’ormai ex regime dei contribuenti minimi, ma perfino dei regimi contabili ordinari. Chi scrive non pretende di dettare valutazioni statisticamente rilevanti, ma in oltre il 90% delle simulazioni compiute con i propri clienti ha scoperto che il regime forfettario può tranquillamente essere messo nell’armadio, in presenza di soluzioni economicamente ben più convenienti.


In realtà, il vero vantaggio del forfettario sta nella radicale semplificazione degli adempimenti; se però analizziamo la questione dal lato squisitamente monetario, chi vi aderisce deve abituarsi all’idea di sborsare non poco rispetto alle alternative esistenti.
Tanto per cominciare, non si può recuperare nemmeno un euro sull’IVA pagata sui propri acquisti: quella è persa per sempre. E non è poco: parliamo di centinaia di euro buttati ogni anno nel cestino.
Ma l’elemento più qualificante è che i costi sostenuti non assumono alcuna rilevanza: infatti il reddito imponibile si determina per via forfettaria partendo esclusivamente dagli incassi. Perciò, chi in tutto l’anno ha comprato due matite e una penna e chi invece ha acquistato arredamento, computer e automobile sono esattamente nelle medesima condizione: a parità di attività e incassi, pagheranno infatti le medesime imposte.




Il calcolo da eseguire è il seguente. Si parte sommando gli incassi ottenuti dal primo gennaio al trentuno dicembre: secondo il principio di cassa, non conta quanto si fattura ma quanto denaro materialmente si incamera. Sul risultato così ottenuto si applica un coefficiente di redditività fissato dalla legge, al fine di sottrarre i costi determinandoli in via forfettaria: è questo l’elemento più originale del nuovo regime, ciò che principalmente lo distingue dai suoi predecessori. Tale coefficiente varia secondo l’attività esercitata: si va dal 40% previsto per commercianti al dettaglio e all’ingrosso, albergatori e ristoratori nonché industriali e venditori ambulanti del settore alimentare all’86% previsto per chi opera nel settore delle costruzioni. Il risultato è abbattuto di un terzo per coloro che sono nei primi tre anni di attività.
Dal valore ottenuto si detraggono i contributi previdenziali versati nel corso dell’anno: si tratta dell’unica uscita determinata in maniera analitica e non forfettaria. Quanto è così ottenuto rappresenta il reddito imponibile, su cui si applica l’aliquota del 15%.



 Tale operazione ci consente di determinare l’imposta sostitutiva che costituisce la tassazione unica sul reddito dell’attività, sottratto pertanto ai meccanismi ordinari di IRPEF, addizionali e IRAP.
E per quanto riguarda i contributi previdenziali? Il regime forfettario è puramente fiscale, perciò per coloro che sono iscritti alle varie forme previdenziali (IVS, Gestione Separata, Enasarco, casse professionali eccetera) non cambia nulla rispetto alle regole tradizionali.
Ma c’è una vistosa eccezione: coloro che sono iscritti alla Gestione INPS per artigiani e commercianti, infatti, possono presentare un’espressa istanza per chiedere di essere esonerati dal versamento dei contributi fissi trimestrali e dunque di pagare invece i contributi calcolati sulla base del reddito effettivamente conseguito. Le modalità di redazione e invio di tale istanza sono da fissare congiuntamente da Agenzia delle Entrate e INPS, e i tempi stringono considerando che il contribuente dovrà presentarla entro il 28 febbraio.




La probabile riduzione dei contributi INPS da versare ogni anno costituisce l’unico vero appeal in termini monetari che presenta il regime forfettario, almeno per gli artigiani e i commercianti. Naturalmente va ricordato che versare meno contributi oggi significherà avere una pensione più modesta domani, ed è per questo che tale agevolazione non è obbligatoria ma facoltativa: ogni contribuente deve dunque fare una riflessione sul proprio futuro e decidere di conseguenza come comportarsi.

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