Il termine Onlus, forse vale la pena di specificarlo, significa “organizzazione
non lucrativa di utilità sociale”. È un acronimo inventato dal legislatore
pochi anni fa, nel 1997, ma si è diffuso così rapidamente che a tutti noi
probabilmente sembra di conoscere questa parola da sempre.
Ma tanto è diffuso il nome quanto lo è l’ignoranza su cosa sia davvero. Non
bisogna commettere l’errore di pensare che tutte le associazioni di ogni genere
siano Onlus: questa sigla non è liberamente fruibile (nessun gruppo può dire di
se stesso: “Noi siamo una Onlus”). Per potersi definire tale occorre un
formale riconoscimento da parte delle autorità, e per l’esattezza da parte
delle Direzioni Regionali delle Entrate, incaricate di tenere l’Anagrafe delle
Onlus. Senza l’iscrizione a questo registro, spacciare la propria associazione
per una Onlus è una situazione simile a quella di un ingegnere che si proclama
avvocato: sta abusando di un titolo che non gli spetta, sic et simpliciter.
Ma una volta superata la trafila burocratica e ottenuta l’iscrizione
all’agognata anagrafe, la strada è in discesa: i vantaggi di natura fiscale
sono piuttosto sostanziosi, come d’altronde è giusto che sia per degli enti che
perseguono una “utilità sociale”.
In questo articolo vogliamo soffermarci, in particolare, sui vantaggi che
derivano ai contribuenti che decidono di fare una donazione ad una
Onlus: la possibilità di scaricarla dalle tasse è indubbiamente un
incentivo in più.
Quello che però pochi sanno è che esistono due strade, fra loro
alternative: considerare questi versamenti come una deduzione oppure
come una detrazione.
Nel primo caso, il loro ammontare si defalca dal reddito imponibile prima
di calcolare l’ammontare delle imposte; nel secondo caso, invece, una volta
calcolata l’imposta, da questa scorporiamo tutte le detrazioni per determinare
l’importo netto da versare.
La scelta se considerare le donazioni verso le Onlus come deduzioni o
detrazioni è lasciata al contribuente: in genere la prima scelta è più
conveniente per chi ha redditi medio-alti, mentre la seconda è più favorevole
per chi dichiara redditi medio-bassi. Comunque, la soluzione migliore è quella
di fare i calcoli battendo entrambe le strade e vedendo i risultati che ne
derivano: ci vuole qualche minuto in più ma decisamente ne vale la pena.
In tutti i casi, è necessario dimostrare di aver eseguito tali donazioni,
perciò occorre ricordarsi di conservare i documenti probatori. Come
precisano le istruzioni ministeriali alla dichiarazione dei redditi: “le
erogazioni devono essere effettuate con versamento postale o bancario, o con
carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e
circolari. Per le erogazioni liberali effettuate tramite carta di credito è
sufficiente la tenuta e l’esibizione, in caso di eventuale richiesta dell’amministrazione
finanziaria, dell’estratto conto della società che gestisce la carta”.
Ricordiamo infine le soglie da rispettare. In caso di onere
deducibile, si possono dichiarare donazioni fino a € 70.000, ma si possono
dedurre fino ad un massimo pari al 10% del reddito complessivo; in caso di
onere detraibile, invece, si possono dichiarare donazioni fino a € 2.065 e si
può defalcare dall’imposta lorda un importo pari al 24% delle stesse.



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