Una delle
domande che il commercialista si sente ripetere con maggiore frequenza è: per quanto tempo devo conservare gli scontrini
della farmacia, le fatture del dentista, la ricevuta della donazione alla mia
Onlus preferita? La risposta è articolata.
Se la
dichiarazione dei redditi è stata spedita regolarmente e nei tempi di legge,
occorre conservare tutta la documentazione almeno fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello della spedizione.
Ad esempio, i documenti che corroborano la dichiarazione dei redditi presentata
nel 2014 con riferimento al periodo d’imposta 2013 devono essere conservati
fino al 31 dicembre 2018. Fino a quella data, infatti, è sempre possibile che l’Agenzia delle Entrate vi convochi
chiedendovi di consegnare una copia di tutto quanto, per poter effettuare gli
opportuni controlli. Tenete conto che il termine descritto è quello per la
spedizione a vostro danno di un eventuale avviso
di accertamento; ma se l’avviso vi arriva per tempo, a quel punto siete
tenuti a conservare tutto fino a che la
procedura non si è conclusa.
Se invece la
dichiarazione è omessa (cioè non è
stata spedita) oppure è nulla (è
contenuta in un modello dichiarativo diverso da quello ministeriale, è stata
spedita oltre i termini di legge oppure non è stata firmata dal contribuente),
si ha un anno in più: la documentazione deve essere conservata fino al 31
dicembre del quinto anno successivo
a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere spedita.
Questi termini
però possono raddoppiare, quando in
procura è depositata a vostro carico una denuncia
per reati fiscali: la scadenza sale infatti, rispettivamente, al 31 dicembre
dell’ottavo o del decimo anno successivo a quello della
dichiarazione. Va detto che non ha nessuna importanza se poi la denuncia si
risolva in un nulla di fatto: il termine raddoppia comunque.
Addirittura può
capitare il caso che la denuncia sia depositata sette od otto anni dopo la dichiarazione:
magari il contribuente nel frattempo ha legittimamente buttato tutta la vecchia
documentazione allo scadere del quarto anno, ma ecco che a posteriori i termini
raddoppiano e l’Agenzia delle Entrate può legittimamente chiedere l’esibizione
dei preziosi papiri. Si tratta di una normativa fortemente criticata dagli
addetti ai lavori ma comunque ritenuta lecita dalla Corte Costituzionale. Le autorità politiche da anni promettono di
porre un rimedio (d’accordo sul raddoppio dei termini, ma che la denuncia sia perlomeno
depositata entro il 31 dicembre del quarto o quinto anno) ma di fatto ad oggi
la normativa questa è.
È per questo
motivo che si consiglia di abbondare con
la prudenza: sempre meglio che piangere lacrime amare quando è troppo
tardi. Perciò conservate i documenti
fino al 31 dicembre del decimo anno successivo a quello di presentazione della
dichiarazione: tagliate la testa al toro e potete dormire più serenamente.
Alla data di oggi, pertanto, potete buttare nel cassonetto i documenti fiscali
datati fino al 31 dicembre 2002, se non lo avete già fatto. Il primo gennaio
prossimo, invece, potrete provvedere alla distruzione dei documenti datati 2003.
Tutto questo,
però, purché fra i vecchi documenti non vi siano spese per ristrutturazioni
edilizie o altre voci che impattano anche sulle dichiarazioni degli anni
successivi: in questi casi, infatti, tali documenti devono essere conservati
ancora a lungo, fino a che non si siano esauriti i termini di accertamento
riferiti anche ai periodi d’imposta successivi che risultano interessati.



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