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mercoledì 8 aprile 2015

Arriva il 730 precompilato! - Prima parte



Da poco meno di un anno è stato annunciato in pompa magna, sebbene per questo 2015 sia da considerarsi solamente sperimentale: parliamo del modello 730 precompilato, ossia la dichiarazione dei redditi riservata a dipendenti e pensionati già predisposta dall’Agenzia delle Entrate. Ma siccome l’argomento è lungo, lo spezzeremo in due puntate!



Dichiarazione sperimentale, dicevamo: e infatti per questa tornata sono numerose le voci per le quali l’Agenzia non dispone ancora delle informazioni necessarie e ha dovuto dunque lasciare in bianco i relativi campi, spese sanitarie in primis.
Con il trascorrere degli anni, il meccanismo dovrebbe divenire sempre più rodato nonché più familiare ai contribuenti italiani; tuttavia, essendo questo il primo anno, è del tutto normale che i cittadini siano un po’ spaesati e bisognosi di informazioni.
Prima di tutto, sfatiamo la più diffusa delle bufale: il 730 precompilato non verrà recapitato a casa di nessuno. Per ottenerlo ed eventualmente stamparlo occorre che ognuno se lo vada a cercare sul web abilitandosi ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Operazione non così veloce, dato che per questioni di sicurezza dei dati sensibili, parte del codice PIN sarà trasmesso a casa del contribuente dopo diversi giorni dalla richiesta, e per questo motivo è meglio cominciare a darsi da fare da subito. In alternativa, si può ottenere lo scarico del 730 mediante un intermediario autorizzato, munendolo di apposita delega.


L’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione il 730 precompilato a partire dal 15 aprile: ancora pochi giorni, dunque, e potremo finalmente vedere come sarà fatto e quanto sarà completo (o incompleto). Di certo, sappiamo che oltre alla dichiarazione sarà visibile una scheda informativa in cui saranno indicate le fonti di tutti i dati inseriti: le certificazioni uniche dei sostituti d’imposta, la dichiarazione dell’anno precedente e così via.
Comunque, non a tutti i contribuenti sarà messo a disposizione il 730 precompilato: saranno esclusi innanzitutto i soggetti diversi dalle persone fisiche, coloro che hanno detenuto anche per un solo giorno la partita IVA nel 2014, coloro che non hanno avuto nel medesimo anno redditi da lavoro dipendente, da pensione o assimilati, nonché coloro che hanno presentato nei mesi scorsi dichiarazioni integrative rispetto all’originale (a meno che, cosa improbabile, i relativi controlli automatici non siano già stati espletati).
I contribuenti che invece avranno a disposizione il 730 precompilato avranno diverse strade davanti a sé.


Innanzitutto, potranno accettarlo così com’è e, in tale ipotesi, avranno la facoltà di inviarlo direttamente all’Agenzia delle Entrate entro il 7 luglio. A quel punto la dichiarazione sarà sostanzialmente definitiva, e a meno di fatti eccezionali non ci saranno ulteriori conseguenze. Per di più, se il contribuente avrà diritto ad un rimborso superiore a 4.000 euro questo gli sarà attribuito senza esitazioni, laddove normalmente richieste di rimborso così elevate impongono controlli severi.
E se invece si desidera apportare modifiche al modello precompilato? Beh, di questo ne parliamo la prossima volta!



martedì 16 dicembre 2014

Spese mediche e marca da bollo



Qualche tempo fa abbiamo affrontato un lungo viaggio alla scoperta delle possibilità e modalità di detrarre dalle tasse le proprie spese di natura sanitaria (ne trovate notizia qui, qui, qui e qui).
Oggi ritorniamo sull’argomento per trattare di un aspetto correlato, su cui molti hanno dubbi: la detraibilità della marca da bollo.



Facciamo una premessa normativa: per legge su tutte le fatture (e documenti assimilati, come le ricevute fiscali), occorre apporre una marca da bollo da due euro in presenza contemporanea di due condizioni:
1)      l’importo fatturato, o una parte di esso, non è assoggettato ad IVA per qualsivoglia motivo;
2)      l’importo non assoggettato a IVA non è inferiore alla soglia di € 77,47.
Se perciò abbiamo una fattura di 100 euro interamente fuori dal campo di applicazione dell’IVA (ad esempio perché è emessa da un contribuente minimo), oppure in cui magari è di 500 euro di cui 400 sottoposti a IVA e 100 esclusi, la marca da bollo è obbligatoria.
Invece, se la quota non soggetta a IVA fosse di 50 euro, non ci vorrebbe alcuna marca poiché vigerebbe l’esenzione dall’imposta di bollo.


Il discorso esposto si applica in toto anche alle spese sanitarie, poiché esenti da IVA ai sensi dell’articolo 10 del Testo Unico sull’Imposta sul valore Aggiunto.
Cosa succede, dunque? La marca, da applicarsi sulla copia della fattura che è consegnata al cliente, è un obbligo a cura dell’emittente, e dunque del medico. Nulla vieta, però, al nostro dottore di chiedere al cliente di essere rimborsato, e così infatti solitamente accade. Perciò, in genere capita che se il medico ci esegue una visita specialistica da 200 euro, in realtà finiamo per pagargliene 202 poiché ci viene addebitato anche il costo della marca.
Il quesito, perciò, è: quando scarichiamo la spesa medica dalle tasse, il beneficio fiscale si estende anche alla marca da bollo o no?
Sul tema si è espressa in maniera inequivocabile l’Agenzia delle Entrate. L’imposta di bollo è un costo accessorio a quello medico, e in un certo senso è come se la sua natura fosse “assorbita” da questo. Perciò è come se fosse da considerarsi come una spesa sanitaria a propria volta, e dunque detraibile per il 19%.


Occorre però che dalla fattura o ricevuta rilasciata dal dottore appaia in maniera inequivocabile che il costo è stato addebitato al contribuente. Quindi, per tornare all’esempio di prima: se in fattura c’è scritto che il cliente paga 200 euro di visita e 2 euro di bollo, non ci sono problemi. Se invece c’è scritto semplicemente che paga 200 euro, il contribuente non può sperare di scaricarsi anche i 2 euro del bollo, in quanto quella spesa l’ha evidentemente sofferta il dottore.





mercoledì 26 novembre 2014

Farmacia vaticana e altre spese mediche all’estero



Come ben sanno gli abitanti di Roma e dintorni, nel territorio vaticano sorge una farmacia aperta a tutti. Lungi da noi voler fare pubblicità, ma gli acquisti in quella farmacia sono così frequenti da rendere il problema delle spese mediche all’estero un fenomeno che interessa migliaia e migliaia di contribuenti. Se si pensa a spese mediche all’estero, infatti, non bisogna per forza ipotizzare il milionario che si cura a Los Angeles: può anche essere il ragioniere del piano di sotto che varca il confine solo per comprarsi l’aspirina.




In linea di massima, le spese mediche sostenute all’estero sono deducibili secondo le medesime regole previste per le analoghe spese sostenute nel territorio del nostro Paese. Dato che però la documentazione è redatta da soggetti non sottoposti a verifica da parte dei nostri organi fiscali, occorrono dei requisiti in più.
Innanzitutto, il documento originale deve essere redatto in lingua italiana o, in alternativa, in francese, tedesco, inglese o spagnolo; in quest’ultimo caso, però, occorre allegare una traduzione in italiano a cura del contribuente. Se invece il documento è redatto in una lingua straniera differente da quelle citate, la traduzione deve essere redatta sotto forma di perizia giurata, con tutti gli annessi e connessi. Chiaro che in tale ipotesi il gioco vale la candela solo se la spesa è davvero consistente.
In secondo luogo, dal documento deve risultare in maniera chiara e precisa in cosa consiste la spesa sostenuta: occorre dunque che si possano determinare la natura, la quantità e la qualità degli acquisti.




Infine, occorre che sul documento originale sia presente il codice fiscale del contribuente. Ma niente paura: è consentito aggiungerlo a penna, considerando che i registratori di cassa delle farmacie straniere non sono certo obbligate a riconoscere la nostra tessera sanitaria.