Creato quasi una
ventina d’anni fa, il modello F24 è
il fedele compagno d’avventura dei contribuenti italiani: è infatti grazie a
lui che possiamo pagare una grande parte di tasse, imposte, contributi e
balzelli vari.
Molti lo maledicono, ma la
sua praticità è indubbia: una volta che si impara a districarsi nella sua
compilazione, infatti, il suo utilizzo è molto facile e veloce. Ma il suo
vantaggio più evidente, e preso a modello di ispirazione da altre legislazioni
europee, è la possibilità di compensare
crediti e debiti di natura diversa, consentendo al cittadino che ha pagato
troppo di non dover attendere anni e anni prima di vedere i suoi soldi
indietro, potendo infatti compensare tale credito con altri tributi dovuti.
E proprio per
l’immediatezza della compensazione, negli anni si sono stratificati gli abusi da parte degli utenti più smaliziati.
L’ipotesi più immediata è quella di pagare un debito reale con un credito
totalmente inventato; e quando un giorno l’Agenzia delle Entrate chiederà conto
di quell’importo, lo si salderà con un altro credito fittizio, e così in
avanti.
Senza cercare di
elencare le numerose norme anti-furbetto
che si sono succedute nel tempo, soffermiamoci sulle più recenti, la cui
finalità è quella di velocizzare i controlli (ma anche di favorire la
telematica e ridurre l’utilizzo della carta). Queste regole sono state introdotte
alcuni mesi fa, ma con entrata in vigore a partire dal prossimo mercoledì 1 ottobre.
Già oggi tutti i
contribuenti dotati di partita IVA sono tenuti ad elaborare per via telematica
i propri modelli F24, agganciandoli ad un proprio conto corrente: o tramite i
servizi di home banking adottati
dalla propria banca di fiducia, o sfruttando i servizi telematici dell’Agenzia
delle Entrate (Fisconline o Entratel)
previa la procedura di identificazione e autenticazione.
I contribuenti
privi di partita IVA, invece, possono come alternativa stampare un modello F24 cartaceo e presentarlo agli
sportelli di qualsiasi banca, ufficio postale oppure di Equitalia.
Da
ottobre, però, l’utilizzo del cartaceo sarà fortemente limitato: infatti ogni
qual volta nel modello ci sarà una compensazione di qualsiasi importo, oppure
allorché le somme da pagare eccedono i mille euro, la strada cartacea sarà
sbarrata e diventerà obbligatorio ricorrere alla soluzione telematica.
Ma non solo: per
tutti i contribuenti (con o senza partita IVA), quando si vorrà utilizzare un
modello F24 a saldo zero - in cui
cioè debiti e crediti si compensano completamente – anche l’home banking sarà
inutilizzabile: la via obbligata sarà
quindi ricorrere ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Se il
contribuente è poco avvezzo all’uso del computer e non se la sente di agire in
prima persona, può delegare un
commercialista o un altro intermediario abilitato affinché paghi al posto
suo: in tal caso l’addebito andrà sul conto corrente di quest’ultimo.
Ovviamente, però, non solo bisognerà rimborsarlo ma anche pagargli il servizio.
Infine, un piccolo consiglio. Se siete abituati
all’home banking e non avete voglia di ricorrere ai servizi telematici
dell’Agenzia delle Entrate, fate una cosa semplicissima: non compilate mai più
modelli F24 a saldo zero. Non utilizzate subito tutto il credito a vostra
disposizione e lasciate un piccolo debito da pagare, magari un euro o
addirittura un centesimo, cosicché
niente vi potrà impedire di continuare a utilizzare il caro, vecchio home
banking. E quel tot di credito non sfruttato questa volta resterà serbato nel
cassetto, pronto a tornare utile alla prossima occasione.


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