domenica 7 settembre 2014

I familiari a carico





Il concetto di “familiari a carico” è tanto diffuso quanto in realtà poco conosciuto e sfumato. In realtà, dal punto di vista fiscale il discorso è assolutamente chiaro, dato che la legge pone delle regole precise e inequivocabili.
Per parlare di familiari a carico, occorrono tre requisiti congiunti: che la persona rientri in una delle categorie parentali previste dalla legge, che conviva con il contribuente e che il suo reddito annuale non superi una soglia fissata attualmente a € 2.840,51. Non ha alcuna importanza se il familiare a carico presenta una propria dichiarazione dei redditi.
Le categorie di parenti contemplate dalla legge sono numerose. Innanzitutto, ci sono il coniuge (purché non separato legalmente) e i figli, anche se maggiorenni. Per tutti costoro non è richiesto il requisito della convivenza.
L’esigenza che invece convivano abitualmente con il contribuente è invece richiesto per le altre categorie: il coniuge separato legalmente, i discendenti dei propri figli, i genitori, i nonni, i suoceri, i generi e le nuore, i fratelli e le sorelle (inclusi i fratellastri). In alternativa alla convivenza, può essere rilevante la corresponsione di un assegno alimentare, sempre che questo non costituisca un ordine dell’autorità giudiziaria.
Com’è noto, la legge italiana al momento non prevede invece alcun tipo di rilevanza alle coppie di fatto, tanto eterosessuali che omosessuali. Né possono essere mai considerati come familiari a carico le categorie parentali non citate, come gli zii, i cugini eccetera.
Una precisazione per quanto riguarda i figli: solitamente essi sono a carico per il 50% per entrambi i coniugi (se entrambi sono vivi); tuttavia, i coniugi possono accordarsi per riconoscere il figlio a carico per il 100% al genitore col reddito più alto, il che può portare talvolta a vantaggi fiscali niente affatto modesti.
Può anche capitare che il familiare non sia a carico per l’intero anno: per esempio, un figlio nato a settembre sarà a carico solo per quattro mesi. In tal caso, i vari benefici vengono ridotti proporzionalmente.
Ma quali sono, questi benefici? Fondamentalmente sono due



Innanzitutto, il contribuente può scaricare dal proprio reddito una serie di oneri sostenuti dal familiare a carico, a partire dalle spese mediche; inoltre, è riconosciuta una detrazione forfettaria, e cioè una sorta di bonus che va ad abbattere l’imposta sul reddito.
L’ammontare di questo bonus varia secondo la categoria del familiare e, soprattutto, secondo il reddito del contribuente: più quest’ultimo è povero, tanto maggiore sarà lo sconto delle imposte. Il calcolo del bonus è aritmeticamente molto complesso: basti quindi dire che nel più favorevole dei casi (figlio disabile di età inferiore a tre anni a carico per il 100% per l’intero anno e nato in una famiglia dove i figli sono più di tre), il risparmio d’imposta può arrivare fino a € 1.820.
Dipendenti e pensionati possono chiedere al loro sostituto d’imposta di considerare i familiari a carico, in modo da godere del bonus già durante l’anno riducendo le ritenute in busta-paga o sulla pensione. Ma se questo non avviene, niente paura: in sede di dichiarazione dei redditi si tireranno le somme definitive e il famoso bonus, se non fruito in precedenza, ricomparirà tutto intero nel calcolo finale.

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