Non tutti sanno che le persone in età avanzata e con un reddito modesto possono ottenere l'esenzione totale dal pagamento del canone Rai. Ma come si fa? Quali sono i requisiti di età, e quali quelli di reddito? E se negli anni passati si fosse pagato erroneamente? Su Pronto Professionista ecco un nostro articolo nuovo di zecca per disspiare tutti i dubbi!
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martedì 12 aprile 2016
venerdì 20 marzo 2015
Le regole della previdenza integrativa
Abbiamo
chiarito in linea generale che cos’è la previdenza integrativa, ma abbiamo
segnalato en passant che, ferma
restando la libertà contrattuale delle parti, esistono numerosi paletti che tutti i piani individuali pensionistici devono
rispettare per garantire il rispetto delle finalità sociali del cosiddetto
“secondo pilastro” previdenziale.
Vediamo
dunque di capirne di più, rinviando tuttavia ai dettagliatissimi prospetti informativi delle società
bancarie e assicurative per maggiori dettagli.
Innanzitutto,
la contribuzione volontaria del cittadino non può essere imposta: gli deve
essere lasciata libertà di decidere
quanto e quando versare, e anche di modificare
queste scelte in qualsiasi momento. Pertanto, potrà essere consentito, per
fare un esempio, di versare cento euro al mese e magari, se in seguito gli
affari vanno male, ridurre tale cifra a cinquanta o magari sospendere del tutto
e riprendere in un altro momento.
In
secondo luogo, il contribuente può decidere in ogni momento di cambiare compagnia (purché siano
trascorsi almeno due anni dalla sottoscrizione della polizza). In tal caso,
l’intero montante maturato fino a quel momento verrà trasferito alla nuova
società senza alcun onere per il cittadino.
In
terzo luogo, non è previsto in automatico alcun trattamento di reversibilità a favore del vedova o vedova o altri
soggetti: questa è semmai un’opzione che le compagnie possono prevedere e i
contributori possono liberamente sottoscrivere o meno (ma la conseguenza è un
aumento dei costi a favore della compagnia).
Ancora:
al momento di andare in pensione il cittadino può scegliere che gli venga conferito immediatamente un importo
pari a non più del 50% del montante contributivo maturato (o perfino del 100%,
in casi molto particolari), lasciando che dunque solo la parte restante sia
utilizzata per il calcolo della pensione mensile.
Va
anche segnalato che si può scegliere di continuare a versare contributi anche
dopo essere andati in pensione con il sistema pubblico; in tal caso, si potrà
godere di un assegno integrativo per meno anni ma per importi più sostanziosi
(dato che aumenta il montante e si riducono gli anni di fruizione).
Ma
può il contribuente cambiare idea e
ritirare quanto versato prima del tempo insieme al rendimento maturato nel
frattempo? La risposta è: in parte. Poiché lo scopo è anche quello di evitare
che il cittadino si mangi tutto prima di arrivare alla vecchiaia con la
conseguenza che sarà poi lo Stato a doverlo mantenere con l’assegno sociale, le
anticipazioni sul montante sono consentite solo entro precisi limiti: si può chiedere in qualsiasi momento fino al 75% del montante per fronteggiare le spese sanitarie dovute a gravissime
patologie o infortuni proprie, del coniuge o dei figli; fino al 75% del montante per acquisto o
ristrutturazione della prima casa
per i medesimi soggetti, ma solo se la sottoscrizione è avvenuta da almeno otto
anni; fino al 30% del montante se
non ricorrono i motivi appena descritti, ma anche qui solo se sono decorsi
almeno otto anni dalla sottoscrizione. Anche qualora ricorrano nel tempo più
motivi, la somma di tutti i prelievi non può mai superare il 75%; è comunque
consentito ripristinare in tutto o
in parte gli importi prelevati eseguendo delle contribuzioni straordinarie.
E
se il sottoscrittore dovesse abbandonare questa valle di lacrime prima di
arrivare alla pensione? L’intero montante maturato fino a quel momento sarà
liquidato a favore degli eredi legittimi,
o di eventuali altri beneficiari indicati liberamente dal defunto all’atto
della sottoscrizione della polizza.
Infine,
quanto costa una pensione
complementare? Qui davvero non possiamo approfondire, poiché si tratta di
confrontare le condizioni proposte dai tanti soggetti che operano sul mercato.
In generale, ci saranno compensi detratti dal rendimento che matura via via,
oppure commissioni da pagare per situazioni particolari come il riscatto
anticipato.
Possiamo
però riprendere il consiglio dato all’inizio: le compagnie devono fornire dei
prospetti informativi molto chiari e dettagliati; ebbene, leggeteli, leggeteli
sempre e leggeteli fino in fondo, e fate confronti fra le diverse opzioni; e se
proprio vi ritenete inadatti a fare in prima persona queste analisi,
rivolgetevi ad un consulente finanziario o a un’associazione di consumatori. Se
firmate qualcosa senza esservi informati
a dovere, poi non potete lamentarvi con altri se non con voi stessi.
Nel prossimo articolo concluderemo il nostro piccolo tour previdenziale andando infine a spulciare gli aspetti fiscali.
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lunedì 16 marzo 2015
Cos'è la previdenza integrativa?
Con
il trascorrere del tempo, appare sempre più evidente di come il sistema
pubblico non sia più in grado di garantire ai cittadini una pensione soddisfacente. Il passaggio al sistema
contributivo, entrato in vigore ormai da quasi vent’anni, nonché le svariate
riforme succedutesi negli anni e tendenti per lo più al rialzo dell’età
pensionabile, hanno infatti avuto l’obiettivo di mettere in sicurezza i conti dello
Stato, ma il prezzo da pagare è stato inevitabilmente di rinviare in avanti la data del ritiro dalla vita lavorativa e di
abbassare l’entità media dell’agognato assegno mensile.
È
per questo motivo che il terreno in cui fioriscono le proposte di previdenza integrativa (o complementare, che dir si voglia) è
via via sempre più fertile. Tuttavia, in confronto agli altri grandi Paesi
europei, in Italia sono ancora proporzionalmente molto pochi coloro che hanno
fatto questa scelta: un po’ per diffidenza, un po’ per scarsa percezione del
futuro, un po’ (soprattutto) per i pochi quattrini a disposizione in questi
duri anni di crisi.
Tuttavia,
la crescita del cosiddetto “secondo
pilastro” della previdenza esiste, per quanto lenta, anche per le varie
spinte legislative, dalla normativa sul TFR alle varie agevolazioni tributarie
(su cui peraltro abbiamo avuto una recentissima retromarcia).
Rinviando
ad un successivo articolo gli approfondimenti di natura squisitamente fiscale,
vediamo intanto di capirne di più sul funzionamento
della previdenza integrativa. La legge fissa infatti alcuni paletti molto
precisi, all’interno dei quali si muove l’autonomia delle grandi compagnie
bancarie e assicurative che operano nel settore nonché, com’è ovvio, la
discrezionalità del contribuente.
In
estrema sintesi, nel corso della vita lavorativa il contribuente versa denaro
al fondo prescelto, o anche a più di uno, se preferisce; quando poi raggiungerà
i requisiti per andare in pensione secondo il sistema previdenziale pubblico,
nello stesso momento potrà iniziare a fruire anche del trattamento integrativo
(che, come suggerisce il termine, integra e non sostituisce il vitalizio
pubblico).
In
pratica, i contributi versati nel corso degli anni (il capitale) avranno maturato degli interessi, il cosiddetto “rendimento”. La somma di capitale e
rendimento porta ad un totale che si chiama “montante contributivo”. Di norma, il pensionato potrà così godere
di un assegno mensile dato dal rapporto fra il montante contributivo e il
numero di mesi che – si suppone – gli restano da vivere in base alle
statistiche sulla vita media.
Per
esempio: se egli ha maturato un montante di 90.000 euro, va in pensione a 70
anni e la vita media calcolata in quel momento è pari a 85, si calcola perciò
che gli rimangano ancora 180 mesi da vivere, e dunque fruirà di 500 euro al
mese finché campa. Ovviamente, se la sfortuna vuole che il poveretto ci rimetta
le penne dopo un mese, aver risparmiato tanto durante la giovinezza non si sarà
rivelato un grande affare; ma se invece riuscirà a festeggiare le cento
candeline, al contrario, avrà riavuto indietro molto di più di quanto aveva
versato.
Chiaramente,
il calcolo non è davvero così semplificato. Entrano in gioco altre variabili, come il prelievo fiscale e la rivalutazione dell’assegno in base
all’inflazione, ma in maniera grossolana il meccanismo è proprio questo.
Ci
sono poi, come accennato, alcune basi legislative che regolano il sistema dei
piani individuali pensionistici: insomma, la libertà contrattuale non può violare
una serie di paletti volti a garantire il raggiungimento delle finalità sociali
complessive del sistema. Ma su questo ritorneremo la prossima volta.
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