venerdì 12 dicembre 2014

Partita IVA e limite dei 5.000 euro



Esiste una leggenda metropolitana che, per quanto passino gli anni, non si riesce a sfatare: è la leggenda dei cinquemila euro.
Molte persone sono convinte, in buona fede, che se praticano una qualunque attività ed evitano di superare la soglia dei 5.000 euro di incassi annuali non sono tenuti ad aprire partita IVA; in particolare, se si tratta di attività di lavoro autonomo queste prestazioni vengono considerate come occasionali e soggette, semmai, alla semplice ritenuta d’acconto del 20%.
Tutto questo è, per dirlo in francese, una cazzata. Ma vediamo di capirne di più.




Fra il 2002 e il 2003 fu introdotta in Italia la celeberrima “legge Biagi”, che modificò in maniera radicale il mercato del lavoro. Fra le numerosissime pieghe della normativa introdotta a quel tempo, si diede una definizione ufficiale alle cosiddette prestazioni occasionali, le quali fino ad allora avevano costituito una realtà diffusissima e altrettanto nebulosa.
Si stabilì perciò che una prestazione è occasionale quando nel corso dell’anno solare non si percepiscono più di cinquemila euro e per non più di trenta giorni di lavoro da parte del medesimo committente.
Tutto questo è vero e sacrosanto, ma rappresenta la differenza che intercorre fra le prestazioni occasionali e i contratti di lavoro subordinato: nel senso che un soggetto ha diritto ad essere assunto come dipendente se queste soglie sono superate, al fine di garantirgli i diritti fondamentali del lavoratore e un’adeguata copertura previdenziale e assistenziale.




Ma colui che esercita un’attività di impresa o di lavoro autonomo non può e non deve essere assunto da nessuno. La distinzione con le prestazioni occasionali non sta nel limite di 5.000 euro bensì nel concetto stesso di occasionalità.
Facciamo un esempio: se Mario Rossi supera nel 2014 l’esame di Stato da ingegnere, si apre uno studio, esegue i primi lavori ma non lo paga ancora nessuno perché sarà pagato a gennaio del 2015, oppure incassa un acconto di 2.000 euro (e dunque ampiamente sotto il supposto limite) e oltretutto nell’anno corrente non ha lavorato per più di venticinque giorni per singolo committente, possiamo ritenere che sia esonerato dall’apertura della partita IVA? 


Assolutamente no, perché non c’è proprio niente di occasionale nella sua attività. Egli sta operando in maniera continuativa, ha fatto degli investimenti, ha coltivato delle clientele. È a tutti gli effetti un libero professionista e deve aprirsi la sua partita IVA. E se non provvede, sarà l’Agenzia delle Entrate ad aprirgliela d’ufficio, nonché a dargli una tale mazzata di sanzioni che il nostro Mario Rossi finirà dritto sotto un ponte a domandarsi: “Ma perché non mi sono rivolto ad un commercialista?”.

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